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Malta

Un indirizzo e-mail scritto a penna su un post-it giallo.
Una cartellina blu, e un paio di disegni al suo interno.
Tre bambole di pezza, un amuleto, e un libro.
Questi tra gli oggetti che ho ritenuto indispensabili quando ho preparato il mio zaino di viaggio dai motivi etnici.
Qualche giorno dopo, ritrovandomi a camminare per strada in una località dal nome quasi impronunciabile, senza batteria al cellulare, e stanca per le ore di cammino sotto il sole, ho pensato che ciò di cui avevo veramente bisogno erano un paio di scarpe comode, degli abiti freschi, un foulard per il vento della sera, un biglietto per l’autobus, grandi occhi aperti per catturare tutto quello che c’era intorno a me e… voglia di perdersi!
Ah, dimenticavo. Anche qualche moneta per comprare dei pastizzi!
“Suggestione” è la prima parola a cui penso se mi viene chiesto di descrivere questa isola.
Malta, nel cuore del Mediterraneo, con il suo fascino medio-orientale, gli elementi in stile inglese vittoriano, e il profumo della pasta.
Malta, con gli edifici nel colore della sua pietra, le verande dalle varie sfumature, il vetro, i gatti, il vento e il mare, che è di un blu intenso anche quando il sole tramonta.
Malta, e i profumi dei ristoranti che trovi lungo la strada, le luci della sera e i fuochi d’artificio.
Malta, e le mura delle sue citadel, che racchiudono segretamente storia e tradizioni secolari.
Malta e i colori del Mediterraneo, il profilo di architetture ineguali di chiese intorno alle quali si stringe un forte sentimento religioso, e bandiere bianche e rosse che seguono il vento.

Malta, e la sua varietà di culture.

Ripenso agli occhi azzurri (che grande invenzione!) della ragazza americana che, seduta in autobus di fronte a me, inviava facce buffe all’amica oltre-oceano.
E poi alla compagnia della bambina maltese che, intenta a guardare con me i colori dei luzzu, si stringeva nelle spalle rassegnata, quasi a dire “Non importa se non hai compreso ciò che ho detto, resto lo stesso qui seduta accanto a te a farti compagnia”.
Alla premuta di arance e pompelmo del barista italiano.
Alle lezioni di Sandra e Tony al Chamber College.
All’organigramma giapponese intricato di Yassu, ai sorrisi di Anne-Valerie e Luz, ai give me five con Yni e alla promessa di rivederci in Korea del Sud.
Ai gelati con Nathalia e al suo pensiero rivolto verso la Colombia. A i discorsi su futuro, sogni, lavoro, amore e danky panky con Joel, Angela e Tiziano. Ai viaggi in autobus con Sarah senza pagare il biglietto.
Alle parole dette in napoletano da Vhe, e agli spaghetti col ragù preparati da Daniel. All’amicizia di Michael e Rachel. All’ospitalità di Sullivan Maritime. Al lampuki preparato da Maria e a tutte le altre sue delizie. Alle passioni tra la musica e lo shipping di Vincenzo. Ai baci scansati del piccolo Miguel. Ai sogni e ai disegni di Nicole…

Malta è esilio e voglia di lasciarsi andare.
È scoperta.
È amicizia.
Ed è anche famiglia.

È bellezza, disordine e quiete.

È difficile trovare le parole giuste per descrivere tutto quello che questa esperienza ha racchiuso, in quanto le parole possono tendere ai nostri pensieri, ma non ne saranno mai l’esatta spiegazione.
Nemmeno le immagini possono catturarne tutto l’immenso.
Perché la verità è che il mondo che vediamo intorno a noi dipende dalla lente che scegliamo di indossare, e dalla prospettiva attraverso la quale scegliamo di vedere le cose.

Io vorrei provare a raccontarvi di questa piccola parte di mondo, e desidero provarci così…

 

 

Arriverà l’Aurora

Ogni progetto sintetizza un piccolo sogno.
In quello che sto per mostrarvi ne sono racchiusi tre.
Il sogno di un bambino, riposto in un cuore blu.
Il sogno di due fratelli di percorre le strade della costa dell’Italia meridionale a bordo di un Volkswagen.
Il sogno sul futuro di una donna, tenuto dentro una borsetta.

Poi l’arrivo di Aurora. E prima ancora l’attesa. Carica di aspettative.
Una nascita, e una rinascita per chi ne è spettatore.
E una riflessione.
Spesso si è tentati di proiettare sui bambini i propri desideri e i propri sogni. Soprattutto quelli irrealizzati.
Credo, però, che sia più giusto lasciare loro la libertà di inseguirne uno, o magari tanti.
Insegnandogli, poi, a rimanervi sempre fedele.


There is a little dream in every project.
And there are three dreams in the handmade project that I will show you through these photos.
The dream of a child. You can see it in a blue heart.
The dream of two brothers who want to travel around the Southern Italian coast, driving a Volkswagen.
And a dream about the future of a woman, kept into a little bag.

An then, the Aurora’s birth. And before his waiting, full of expectations.
A birth, and a second birth for its spectators.
And a reflection.
Often adults tend to project their dreams onto children. Especially those dreams they didn’t realize.
However, I think is simply fair leaving them the freedom to pursue a specific dream, or many other. Teaching them to remain faithful to their imagination.